Tutta colpa della Ola

Dalla newsletter NADIR, ho ricevuto la seguente notizia.
Tre cervelli fini da Dresda e Budapest, ex-roccaforti della gloriosa scuola di fisica teorica dell’Europa sovietica (I. Farkas, D. Helbing e T. Vicsek) hanno scoperto le leggi che governano la Ola, l’onda creata dai tifosi degli stadi messicani, alzandosi tutti insieme nei momenti noiosi di una partita di calcio, possibilmente vittoriosa.
La ricerca è stata pubblicata qualche mese fa sulla prestigiosa rivista Nature.
Il che la rende scientificamente attendibile e assolutamente gratificante per i 3 ricercatori.
La newsletter concludeva la nota con un categorico”Ecchissenefrega?”.

Quella però di Farkas & Co.è una ricerca precisa, con risvolti forse anche importanti.
“Il nostro approccio –dicono i tre fisici – puo’ avere implicazioni sul controllo della folla. Per esempio, in casi di violenza di strada causata da manifestazioni politiche o da eventi sportivi, è essenziale capire in quali condizioni piccoli gruppi possono assumere il controllo sulla folla”.

Sembra sempre più una stronzata, ma ….. ma vado avanti.
Il tema del controllo della folla è sempre interessante e presuppone anche quello del condizionamento della stessa.

Proviamo ad applicare questo approccio sulla promo-commercializzazione dei prodotti.
Quanti supermercati, grandi magazzini, negozi, bancarelle ambiscono a scatenare dinamiche sul pubblico della serie “Lo voglio, lo voglio”?
Quanti tecnici e teorici stanno anche in questo momento studiando come si possono scatenare a comando, dinamiche per cui piccoli gruppi assumano il controllo della folla, condizionandola?

Giocandoci sopra, proviamo a pensare a un gruppo di 15 persone che, in maniera particolarmente ansiosa ed angosciata, comincia al supermercato a riempire carrelli su carrelli di uno stesso prodotto, con un’avidità da scatenare interesse, curiosità, nonché fobia.
Dai, proviamo a pensare ad una saponetta: decine di persone, tutti attori professionisti, che insistono e quasi piangono per avere ancora più saponette di quelle con cui hanno già riempito il carrello.
Tu fai la spesa e ascolti: “la prego me ne trovi delle altre, tra un po’, quando si saprà, non se ne troveranno più…”.
Se tu sei lì ed ascolti, che fai, ti fai contagiare?
Forse no… ma forse anche sì.

Lo scenario è da romanzo di Bruce Sterling e non è certo piacevole.
Il gioco divertente a questo punto sta nel cercare di ricordarsi nella propria esistenza se abbiamo in qualche modo già vissuto – e subìto passivamente – dinamiche di questo tipo.

Personalmente mi sono trovato in fila a Forte Dei Marmi in una discoteca, solo perchè c’era la fila.
Ho conosciuto americani che a Miami hanno comprato uno Swatch solo dopo che hanno osservato l’interesse sul prodotto che avevamo noi italiani.
Il mio amico che ha una bancarella al mercato, paga sempre il caffè agli amici che fingono di fare mucchio sulla sua merce.
Ed un mio amico buttafuori si è trovato a firmare autografi, solo perchè, mentre accompagnava Eros Ramazzotti attorniato da fans, aveva scritto a penna su un foglio il proprio numero di telefono per darlo ad una ragazza.
Mi fermo qui: di cose me ne stanno venendo fuori pure troppe.

Detto questo, non so come finire questo scritto.
Non so se essere triste o superiormente divertito.
Le tecniche di condizionamento all’acquisto saranno sempre più sofisticate e capaci di mutare i nostri percorsi mentali.
Nel frattempo ci accorgiamo che i prodotti stessi che acquistiamo stanno contribuendo a trasformarci anche fisicamente.
Infatti, secondo uno studio apparso sul National Geographic, a causa dell’uso smodato dei telefoni cellulari, il pollice delle mani si sta evolvendo, sviluppando nuove capacità di movimento.
I pollici attualmente piu’ evoluti sono quelli dei ragazzi giapponesi.
Mi viene da dire: beati loro.

Rimini, 26 gennaio 2003

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