Sono mode, anzi mutazioni

Se con il termine intimità intendiamo una maggiore attenzione verso la sfera privata, nell’ambito del loisir, la notte sta tornando ad essere il luogo dell’intimità.

Il divertimento sta vivendo da qualche anno una profonda mutazione.
Non è necessario essere attenti osservatori per notare che sempre più ragazzi si incontrano in osterie, discobar, case private, feste in spiaggia, piazze e gradinate: sembra passino le serate semplicemente ad incontrarsi.
Altra cosa che non può passare inosservata, è che stanno nascendo sempre più luoghi dedicati ai non più giovanissimi.
Sempre nel rimanere nel “sembra”, la nuova parola d’ordine sembra sia “appartenere a sé stessi”.
Ed è come scomparso (almeno così … sembra) il bisogno di andare a cercare l’appartenenza da qualche altra parte: vi ricordate gli anni d’oro della megadiscoteca?

Oggi le cose vanno diversamente: basta pensare che la discoteca più famosa al mondo è un ristorante, il luogo più trendy di Ibiza è una spiaggia e alcuni dei luoghi più frequentati delle notti romagnole sono spiagge e parchi acquatici.
Nell’immaginario collettivo, oggi in Italia un luogo che richiami vacanza, moda e divertimento serale, è facile che sia una spiaggia.
A questo punto mi viene da dire che se esistono nuovi luoghi dell’aggregazione, di solito significa che si vivono nuovi desideri di appartenenza.

Caratteristica di questi “luoghi dell’intimità” sta nel non essere ancora identificati da un termine che ne determini il genere.
Qualcuno ha provato ad identificarli come luoghi Chill Out.
Il termine Chill Out nasce negli anni 90 per identificare una zona di relax all’interno degli spazi (discoteche o rave party), dove si consuma la musica elettronica ad elevati bpm (battute musicali per minuto).
Chill Out oggi è un genere, una way of life.
Un cosiddetto locale Chill Out è un corversation bar, un luogo di incontro con musica di qualità (in principal modo elettronica a bassi bpm e lounge).
Ad esempio la realtà del Buddha Bar di Parigi appartiene al mondo Chill Out.

Sicuramente è utile appioppare un nome a questi luoghi dove si consuma questo modo di incontrarsi.
Ma, a mio parere, è molto più importante comprendere che qui siamo di fronte ad una mutazione e non ad una semplice moda.
Per dirla come mi viene, finalmente sul divertimento non si sta standardizzando tutto verso un prodotto indirizzato ai soli giovanissimi (ovvero quelli che giustamente sono in continua ricerca di qualunque cosa fuori da loro stessi).
C’è trend che sta riguardando anche (ripeto: anche!) chi ha esigenze di divertimento ed incontro diverse da quelle di un diciassettenne.
Ci sarebbe da approfondire molto questo discorso.
Lo lascerei fare a chi ne è capace.
Mi accontento di dire, in qualità di ultraquarantenne, che questa cosa mi fa molto, molto piacere.

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