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	<title>Segnali Deboli</title>
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	<description>un tentativo di blog.... by Pier Pierucci</description>
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		<title>solo se serve</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2013 08:28:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnali Deboli]]></category>
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		<description><![CDATA[Non scopro certo nulla di nuovo se sentenzio che una delle sfide più grandi che abbiamo di fronte è quella che riguarda un possibile sviluppo senza crescita. Il ritornello è sempre quello: il nostro stile di vita deve essere inderogabilmente &#8230; <a href="http://www.segnalideboli.it/?p=363">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non scopro certo nulla di nuovo se sentenzio che una delle sfide più grandi che abbiamo di fronte è quella che riguarda un possibile <strong>sviluppo senza crescita</strong>.</p>
<p>Il ritornello è sempre quello: il nostro stile di vita deve essere inderogabilmente più sostenibile e dobbiamo dare uno stop al modello che prevede la <strong>crescita infinita</strong>.</p>
<p>Ho letto<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zygmunt_Bauman"> Bauman</a>.</p>
<p>Ho letto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Serge_Latouche">Latouche</a>.</p>
<p>Ho ascoltato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Zamagni">Stefano Zamagni</a>.</p>
<p>Ho clickato anch’io MiPiace e ho condiviso <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3SxkMKTn7aQ&amp;feature=player_embedded ">“il discorso più bello del mondo” di Josè Mujica</a>, il Presidente dell’Uruguay.</p>
<p>Ho letto qualche capitolo sulla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regola_benedettina">regola di San Benedetto</a>.</p>
<p>Seguo la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massa_critica_(evento)">Critical Mass</a>…</p>
<p>Sto insomma preparandomi il terreno per quel giorno in cui succederà il grande fatto: ovvero quando l’essere umano comincerà a bere la Coca-Cola <strong>solo</strong> quando avrà sete.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Credo che quell’atto lì, potrà essere identificato come il segnale di un passaggio chiave verso un diverso modello di approccio al consumo.</p>
<p>Da lì in poi, tutto cambierà…</p>
<p>Bere la Coca-Cola <strong>solo</strong> se si ha sete… comprare un telefono nuovo, <strong>solo</strong> se l’altro è inutilizzabile… acquistare una casa <strong>solo</strong> se ci vado ad abitare…</p>
<p>Tutto ciò non avrà a che fare con la rinuncia: si tratterà di avere un approccio culturale diverso.</p>
<p>È un po’ come se qualcuno mi chiedesse perché non mi cucino i gatti che vivono con me…</p>
<p>Semplice: perché non mi passa neanche per la testa e non è un argomento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualche mutamento importante, in questo senso, lo stiamo già avvertendo: il mercato dell’auto è in crisi anche perché noi (cioè il mercato) abbiamo deciso che, per un bel po’, invece di comprare la macchina nuova, ci sta bene quella che abbiamo già.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il principio dominante, quindi, sarà: “<strong>solo se serve</strong>”, “<strong>solo se è utile</strong>”.</p>
<p>E la nostra soddisfazione non sarà subordinata <strong>solo</strong> al consumo (<strong>a volte</strong> banale e quindi inutile) delle merci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sviluppo senza crescita, quindi.</p>
<p>Qualcuno, o meglio, qualche patacca come me si chiederà: ma ci si divertirà uguale?</p>
<p>Credo proprio di sì.</p>
<p>Basta entrare nella logica – come dice Josè Mujica &#8211; per cui non è povero chi non ha nulla, ma chi ha bisogno di comprare tutto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il passaggio ha a che fare con il nostro approccio culturale: i modelli cambiano se l’estetica dominante cambia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A proposito di estetica dominante…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi è sempre piaciuta la descrizione che ha dato <a href="http://www.linkedin.com/pub/andrea-pollarini/1b/117/652">Andrea Pollarini</a> in merito alla differenza tra <strong>Tamarro</strong> e <strong>Coatto</strong>.</p>
<p>Ovvero: mentre il Coatto è consapevolmente “periferico”, brutto, rassegnato nel suo stile ai margini, il Tamarro ha la consapevolezza di far parte dell’estetica dominante, si vede bello e si sente destinato ai vertici della giungla che può solo premiare i migliori a sopravvivere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ieri, in <a href="http://www.lastampa.it/2013/01/24/cultura/opinioni/buongiorno/corona-lo-specchio-deformato-del-materialismo-vLd6f3psOofrEUkcOhBC6J/pagina.html">un suo pezzo, Gramellini</a> è stato, come suo solito, particolarmente efficace.</p>
<p>Il tema era l’arresto di Corona, il quale, con i Tamarri ci azzecca un bel po’.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scrive Gramellini: “<em>Corona ha aderito in toto al sistema a cui appartiene, fino alle conseguenze più parossistiche</em>”.  Corona ci induce “<em>a rivalutare le conquiste materiali della società dei consumi</em>”. E “<em>ce le rivela per quello che sono: fiori sfavillanti nel vuoto, destinati ad appassire se non ci decidiamo a riempire quel vuoto</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’arresto di Corona può rappresentare la fine di quell’estetica dominante.</p>
<p>Per accelerare il processo, forse servirebbe un gesto eclatante…</p>
<p>E io ho un’idea: proporrei un <strong>monumento al Tamarro</strong>.</p>
<p>Fossi il Sindaco di Riccione, lo commissionerei (spending review permettendo) a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_Cattelan">Cattelan</a>: sarebbe il segno della fine di un’epoca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>25 gennaio 2013</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Club Culture, la Frontiera</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Sep 2012 17:36:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è stato un momento della mia vita in cui ho creduto di essere più avanti della vita che stavo vivendo. Posso dire che ho visto il mondo andare più lento di come la pensavo e di avere tutti i giorni &#8230; <a href="http://www.segnalideboli.it/?p=357">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è stato un momento della mia vita in cui ho creduto di essere più avanti della vita che stavo vivendo.</p>
<p>Posso dire che ho visto il mondo andare più lento di come la pensavo e di avere tutti i giorni la sensazione che grazie a me, questo mondo marciasse ad una velocità superiore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vera Bessone, del Corriere di Rimini, mi ha chiesto “Dov’è finita la Riviera di Club Culture?”, alla luce del libro di Pierfrancesco Pacoda (&#8220;<a href="http://www.ndanet.it/riviera-club-culture.html"><strong>Riviera Club Culture</strong>&#8220; edito da NdA</a>) uscito poco tempo fa.</p>
<p>Per affrontare l’argomento sono partito da come mi sentivo nel delirio dei “miei” anni 80.</p>
<p>Quel “mio” decennio (il decennio che ho sentito più mio della mia vita) è stato caratterizzato soprattutto da un grande individualismo.</p>
<p>Era, ed è stato, un individualismo conformista.</p>
<p>Ho ragione di credere che sia stato questo aspetto a rappresentare l’humus ideale affinché il divertimento notturno, con tutto il suo contorno, diventasse un’estetica dominante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“<a href="http://www.testitradotti.it/canzoni/jovanotti/megamix">Era questa la vita che sognavo da bambino: un po’ di Apocalisse, un po’ di Topolino…</a>”.</em></p>
<p>Siamo stati in tanti ad inventarci un lavoro partendo dalla nostra passione: per me era la musica (ho iniziato organizzando concerti rock), per poi scoprire che in realtà ciò che mi stimolava era la comunicazione e quella cosa che poi ho imparato si chiamasse Marketing.</p>
<p>A volte mi rivedo… Ragazzo di 20 anni o poco più, insicuro e imbranato, che comunque tenta una nuova strada…</p>
<p>E inizia a fare impresa con quello che gli piace, firmando contratti con artisti, facendo opinione nel suo settore, vedendo il suo nome sui giornali.</p>
<p>Questo in Italia allora poteva succedere: se eri giovane, con qualche buona idea, avevi delle chance.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È nata negli anni 80 quella che qualcuno inizialmente chiamò “il Nightclubbing” e successivamente “la Club Culture”.</p>
<p>Ossia – provando a dare una definizione &#8211; quell’estetica generata dal divertimento notturno, in grado di influenzare la quotidianità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sia chiaro: il nostro territorio l’ha sempre subita, cavalcandola controvoglia e senza alcuna strategia.</p>
<p>Poi quel fenomeno è diventato il Divertimentificio…</p>
<p>Già, qualcuno l’ha decifrato anche così.</p>
<p>Sarò impopolare, ma quel fenomeno rappresenta ancora la più convincente immagine (non dico la migliore, ma la più convincente ed efficace) che la nostra Riviera abbia saputo offrire, dopo il turismo balneare di massa.</p>
<p>Poi, se quel modello è stato “ufficialmente” abbandonato (senza che mai sia stato ufficialmente sposato), non significa che ancora non incida, anzi…</p>
<p>Ma questo è un altro discorso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Venendo al nostro – “dov’è finita la Riviera di Club Culture” &#8211; come tutte le cose, se non le contestualizzi, ti ritrovi con un’analisi monca.</p>
<p>Ovvero, se leggi oggi la Club Culture attraverso lo stesso approccio con cui l’hai vissuta negli anni 80 e 90, fai fatica a cavarci fuori qualcosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Club Culture di allora della nostra Riviera è riuscita ad essere anche subcultura, producendo contenuti (e prodotti) capaci di condizionare la contemporaneità.</p>
<p>In quella contemporaneità la nostra Riviera è entrata come un ariete.</p>
<p>Ricordiamoci che, se la Romagna (Rimini) ha inventato il <strong>turismo di massa</strong>, dagli anni 80 in poi, grazie al suo divertimentificio (con Riccione in testa) ha ufficializzato il <strong>turismo giovanile di massa</strong>.</p>
<p>Poi l’Italia si è fermata.</p>
<p>E così si è fermato anche quel certo fermento che affiancava l’industria del loisir.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi la Club Culture vive in una rete globale internazionale, al cui interno è presente qualche nostra eccellenza nostrana, ancora in grado di intercettare ed interpretare linguaggi e codici delle nuove generazioni (sia di clienti, che di artisti).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi la Club Culture ha sempre meno a che fare con la discoteca.</p>
<p>La fine degli anni 90 ce l’aveva fatto già capire: chi cercava in quel mondo ispirazione, era obbligato a bazzicare non soltanto i locali di Ibiza, ma anche – e soprattutto – le “nuove” spiagge, o certi strani ristoranti (il <a href="http://www.buddha-bar.com">Buddha Bar</a>?), o anche semplici barettini sugli scogli (il <a href="http://www.cafedelmarmusic.com">Cafè del Mar</a>?).</p>
<p>Ma soprattutto quel “sentiment” lo si intercettava nei grandi eventi, come la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/LoveParade">Love Parade di Berlino</a> e la <a href="http://www.streetparade.com">Street Parade di Zurigo</a>, oppure gli eventi <a href="http://cream.co.uk">Cream</a>, <a href="http://www.globalgathering.com">Global Gathering</a> o altri (confesso: non ne ho mai visto uno), figli più di quell’estetica Rave che dagli anni 90 ha cercato di far uscire quella subcultura dai limiti del Club.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi lo sviluppo di tutti quei contenuti nati negli anni 80 e 90, sfocia in eventi che ancora in Italia non riusciamo ad immaginare, per motivi anche culturali.</p>
<p>Manifestazioni come il <a href="http://www.tomorrowland.be">Tomorrowland</a> e <a href="http://kazantip-republic.com">Kazantip</a>, in un certo senso, rappresentano la Frontiera di quel sentiment che la Club Culture ha generato.</p>
<p>La Frontiera…</p>
<p>Noi, nella nostra Costa Est, lo siamo stati.</p>
<p>Grazie proprio alla Club Culture.</p>
<p>Grazie alla Baia degli Angeli di Giancarlo Tirotti e alla Baia Imperiale poi, all’Altro Mondo di Gilberto Amati prima e di Galli e Bevitori poi, al Paradiso di Gianni Fabbri, all’Embassy di Semprini, al Lady Godiva di Mauro Varriale, al New York di non ricordo chi, all’Aleph di Maurizio Innocenti, allo Slego di Garattoni, Corbelli, Fiori, Rinaldini, Bruschi e poi di Thomas, all’Insomnia della Nico, al Lex di Andreatta, al Bandiera Gialla di Bibì Ballandi, al Barcelona di Lucas Carrieri, al Cellophane sempre di Lucas Carrieri, al Ripadiscoscesa della Patty Bordoni, al Velvet di Thomas, al Pascià di Fabbri, Ricci e Billy Bilancia, all’Ethoes, al Vae Victis e all’Echoes di Tantini e Maurizio Monti, al Byblos della famiglia Gennari, alla Villa delle Rose di Dino e poi dei Buffagni, al Peter Pan di Gianni Nisticò e Artemio, al Prince di Marisa Lagrecacolonna, all&#8217;io di Willi e Italo, al Carnaby di Ennio, Alfredo e Giorgio, al Meeting di Ivano, al Rockhudson’s, al Ku e all&#8217;ECU, alla Mecca di Andrea Brighenti, al Life di Agostini, al Blow Up di Zanza e, ovviamente, al <a href="http://cocorico.it">Cocoricò</a> di Osvaldo e dei Palazzi.</p>
<p>Con il Walky Cup in <a href="http://www.aquafan.it">Aquafan</a> di Cecchetto prima e di Linus poi, concluderei questa carrellata, dove accanto ai locali che sono riuscito a ricordare, ho affiancato i personaggi che maggiormente hanno contribuito fattivamente alla creazione di ognuno di questi miti.</p>
<p>A questo scenario è sempre mancata un’analisi, che aiutasse – noi operatori – a capire e a capirci: insomma, a formarci e a renderci consapevoli che ciò che avevamo in mano non erano semplici locali da ballo.</p>
<p>Ma questo è un altro discorso, che ora, come prima, pochi hanno intenzione di ascoltare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>21 Settembre 2012</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vulcani e video virali</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 16:20:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Islanda è un territorio che forse non vedrò mai, per vari motivi.</p>
<p>Essendo quindi una mèta che fa parte dei sogni irrealizzabili, la tengo spesso sotto osservazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’altro giorno, in un incontro, alcuni amici mi hanno mostrato un video promozionale proprio dell’Islanda, realizzato da quello che per noi sarebbe il corrispondente dell’ENIT.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il video, vi consiglierei di vederlo, è molto carino : <a href="http://www.marcopolo.tv/articolo/islanda-turismo-video">http://www.marcopolo.tv/articolo/islanda-turismo-video</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ha come fil-rouge un balletto che, attraverso i suoi diversi protagonisti e location, mostra i tanti plus di un territorio da sogno (almeno per me).</p>
<p>Mi ha colpito la notizia che sembra che il filmato abbia superato i 3 milioni di visite sul web, a fronte di un costo di qualche decina di migliaia di euro di investimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Risultato: nei tavoli di tutto il mondo in cui si discute di marketing territoriale, sicuramente la case history islandese è (o a breve sarà) un argomento su cui soffermarsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è certo la prima volta che l’Islanda balza al centro dell’attenzione internazionale.</p>
<p>Poco tempo lo fece a causa del disagio provocato sulle rotte aeree europee.</p>
<p>Ricordate? Il vulcano dal nome impronunciabile…Eyjafjallajokull.</p>
<p>Mentre qualche anno prima, le prime pagine di tutti i giornali riportarono invece un’altra notizia, di differente natura: il fallimento economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prima scoppia l’economia, poi scoppia il vulcano… e adesso scoppia il caso di marketing.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto farebbe parte di un percorso strategico…</p>
<p>Nel 2010 il Vulcano è stato il contenuto mediatico, ponendo l’Islanda al centro dell’attenzione…</p>
<p>Una volta preparato il terreno mediatico, è partita una comunicazione virale (il video) capace di lanciare un prodotto commerciale…</p>
<p>Ovvero, una proposta di una vacanza in una terra felice, anche se ostica e selvaggia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quindi… la forza della natura che ha creato il grande disagio mondiale, è proprio il punto di forza dell’offerta turistica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il bello del marketing è che si può dire tutto, tanto non è una scienza esatta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi viene in mente il Giappone.</p>
<p>Là con la natura c’è un conto ancora aperto…</p>
<p>Il recente disastro nucleare è stata una catastrofe, anche se in un certo senso, ha rappresentato per l’umanità un’occasione di riflessione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho saputo mesi fa che il governo giapponese ha messo a disposizione 10 mila voli gratuiti (se non ricordo male) per coloro che sotto i 35 anni hanno desiderio di visitare la Terra del Sol Levante.</p>
<p>C’è però un patto: che al ritorno venga pubblicato su un proprio blog (quindi bisogna avere un proprio blog) il resoconto del viaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo il disastro nucleare, figlio del delirio tecnologico, il Giappone, per una sua rinascita di posizionamento nell’immaginario collettivo, si rivolge direttamente a chi?</p>
<p>Ai figli delle nuove tecnologie, i giovani sotto i 35 anni.</p>
<p>Risultato: entro un anno, ci saranno 10 mila blog che ci faranno probabilmente vedere il Giappone con un occhio diverso da quello degli ultimi periodi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Finalmente due paesi che mettono in campo i giovani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giovani…</p>
<p>Oggi il dibattito sui giovani in Italia è molto strano, direi amaro.</p>
<p>Dice bene Ilvio Diamanti su Repubblica.it : “<a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/02/13/news/leggenda_bamboccioni_diamanti-29782504/?ref=HREC1-102">i giovani sono diventati all’improvviso impopolari</a>”.</p>
<p>A dimostrazione delle varie battute di Padoa-Schioppa, poi di Monti e della Cancellieri (giusto per ricordare quelle più famose), nell’immaginario “i giovani hanno smesso di rappresentare il futuro e sono divenuti simbolo della resistenza al cambiamento e alla modernizzazione. Come i taxisti, come i sindacati, come l’articolo 18”.</p>
<p>Per Diamanti, “in Italia, i giovani sono invecchiati in fretta”.</p>
<p>E se il mercato è chiuso, il debito pubblico devastante, il sistema pensionistico un fallimento, il futuro un buco nero, preferiamo dimenticare che la colpa sia delle generazioni precedenti.</p>
<p>Come quella di Monti, di Padoa-Schioppa, della Cancellieri…</p>
<p>E soprattutto della mia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>13 Febbraio 2012</p>
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		<title>Che invidia, i controlli a Cortina&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:33:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il buon posizionamento di mercato, come sappiamo, aiuta le aziende ed i grandi marchi nel sempre più difficile rapporto con il proprio target di riferimento.</p>
<p>Molte aziende, modificando nel verso giusto il proprio posizionamento, sono a volte riuscite ad ottenere risultati importanti e a dare un senso alla propria avventura imprenditoriale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualche settimana fa la Guardia di Finanza ha contribuito non poco a ribadire il posizionamento di mercato di una località come Cortina d’Ampezzo.</p>
<p>Cortina da sempre la conosciamo come mèta di riferimento per quello che si usa definire “il target alto”, che poi sappiamo benissimo che non è solo così.</p>
<p>Là, le Fiamme Gialle hanno effettuato controlli a tappeto, rilevando non poche infrazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il teorema è semplice: se è vero che il 10% degli italiani detiene il 90% della ricchezza, e se è vero che il problema forte dell’Italia è l’evasione fiscale, appare logico che è sul quel 10% di Italiani che si dovrebbero indirizzare le verifiche.</p>
<p>E qualcuno ha pensato bene di iniziare certe ispezioni “fuori routine” proprio presso i Cristalli delle Tofane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se l’azione della Guardia di Finanza a Cortina abbia trovato o meno il consenso degli Italiani, non è l’argomento di questa mia&#8230;</p>
<p>Mi piace invece evidenziare che, se la vogliamo guardare sul piano del marketing, i controlli su Cortina sono stati l’effetto di un posizionamento.</p>
<p>Della serie: se lo Stato doveva lanciare un segnale (come dire “ci stiamo muovendo verso quel 10% che detiene il 90% della ricchezza”), Cortina è stata un elemento della strategia mediatica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Recentemente sono tornato ad Abano Terme.</p>
<p>Se vi ricordate, pochi giorni fa la Guardia di Finanza ha dovuto ufficialmente smentire che ad Abano fosse in atto un’azione simile a quella di Cortina.</p>
<p>In realtà, in quel territorio, l&#8217;unica operazione simile, era avvenuta più di un anno fa e con modalità differenti.</p>
<p>&#8220;Vi è stato un regolare controllo dell&#8217;Agenzia delle entrate lo scorso anno, in cui sono stati richiesti agli hotel 5 stelle i nominativi dei clienti che avessero speso più di 5mila euro. Una notizia allora passata sotto traccia perché l&#8217;accertamento era assolutamente routinario e non aveva comportato nessun problema. Il caso di oggi rappresenta un &#8220;misunderstanding&#8221; che si è venuto a creare probabilmente visto il periodo di controllo serrato in quel di Cortina”.</p>
<p>Questa è una delle tante dichiarazioni uscite sui media.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La cosa che mi ha incuriosito è stato capire quanto nella percezione delle persone questa notizia (malgrado fosse una bufala) possa aver inciso in merito al posizionamento di Abano Terme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se dopo Cortina, i controlli avessero proseguito su Porto Cervo, credo che la maggior parte di noi avrebbe reagito pensando alla fedele continuità di una strategia: Cortina e Porto Cervo sono due località che “si assomigliano”: diciamo che partecipano allo stesso campionato&#8230;</p>
<p>Con la notizia dei controlli su Abano, il nostro cervello ha ricevuto un messaggio nuovo, ma chiaro e preciso: anche Abano è come Cortina.</p>
<p>Quindi, “è un posto rivolto ad un target alto”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per chi conosce Abano, parlando sempre in termini di posizionamento di mercato, questa è una piccola svolta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco un veloce quadro su Abano Terme…</p>
<p>Abano è frequentata da un target molto vario, ma principalmente persone dalla mezza età in su, anche benestanti&#8230;</p>
<p>Ultimamente si vedono anche coppie giovani e giovani famiglie: le località termali, è risaputo, stanno cambiando target.</p>
<p>Gli alberghi sono per la maggior parte 4 stelle, con alcuni 5 stelle.</p>
<p>Il gusto architettonico degli hotel è soprattutto baroccheggiante, che a volte si spinge verso quell’estetica che ricorda il presentatore Nino Frassica (lo ricordate in “Indietro Tutta” di Arbore?).</p>
<p>Comunque anche ad Abano il design sta contaminando qualche struttura, a volte in maniera minacciosa…</p>
<p>L’Abano di questi anni sta presentando un’offerta interessantissima nel rapporto qualità/prezzo e, relativamente al benessere, un prodotto di tutto rispetto, spesso moderno e in linea con le aspettative dei clienti di tutte le tasche.</p>
<p>Non conosco la storia delle terme Euganee, ma la loro fortuna l’hanno persa quando lo Stato ha smesso di pagare le cure termali a tutti gli italiani che ne facessero richiesta al proprio medico condotto: bastava essere un po’ su con l’età e denunciare problemi respiratori, reumatici, etc ed insieme alle cure, lo Stato pagava anche l’alloggio in hotel…</p>
<p>Solo così si possono motivare quegli enormi hotel alti oltre 10 piani, alcuni dei quali adesso in assoluto disarmo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche Abano, come tantissimi territori nel mondo, sta oggi pensando quali strategie seguire per rispondere alle emergenze della crisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è da chiedersi se questa azione di posizionamento (per carità, casuale ed accidentale) provocata dalla Guardia di Finanza, per molte località potrebbe rappresentare un’opportunità…</p>
<p>Pensiamo a Sestriere, oppure, più vicino a casa mia, a Milano Marittima, ovvero località che puntano a posizionarsi “là” (qualcuno potrebbe dire “lassù”) dove riconosciamo che stia Cortina.</p>
<p>Io la risposta non la so, ma il quesito mi intriga…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma cosa rappresenta veramente Cortina?</p>
<p>Sarebbe interessante rispondere attraverso una sintesi.</p>
<p>Un posto “da fighetti”?</p>
<p>Una mèta per ricchi?</p>
<p>Il salotto giusto dove “far capire quello che sei, mostrando quello che hai”?</p>
<p>Mah… tutti luoghi comuni e definizioni parziali e riduttive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Però sono sicuro che per molti rappresenta quella destinazione che dal momento che ci vai, fai capire immediatamente che stile hai.</p>
<p>Come per la Porsche.</p>
<p>Ma anche per l’Harley, così come per la Ducati.</p>
<p>Oppure l’orologio da collezionisti al polso.</p>
<p>Ma anche il piercing ricercato, o il tatuaggio come non ce l’ha nessuno…</p>
<p>O la T-shirt punkeggiante.</p>
<p>Potrei continuare all’infinito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Guarda caso, le cose che ho elencato hanno in comune una caratteristica assai importante: possiedono un forte valore simbolico.</p>
<p>E con quel “valore” entra in gioco il sistema delle appartenenze, che, nella nostra società post-industriale, rappresenta la linfa vitale.</p>
<p>Almeno così mi hanno insegnato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In tutto questo, è comunque importante sottolineare che niente viene regalato: neanche l’alta percezione simbolica, che Cortina, prendendola come esempio, se l’è guadagnata sul campo.</p>
<p>Cortina è una bella cittadina, ha ottimi hotel, negozi prestigiosi e soprattutto ottimi impianti sciistici, con una vallata aperta con tanto sole.</p>
<p>Quindi alla base c’è un fatto: Cortina è un ottimo prodotto.</p>
<p>E solo conseguentemente possiede un posizionamento che molti invidiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo dimostra anche il Sindaco di Abano Terme: “Come Sindaco sono soddisfatto, perché il nome di Abano Terme viene abbinato a quello di Cortina, e questo non ci può che far piacere”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Comunque, per la cronaca, l’altro giorno passeggiando per Abano, qualunque cosa acquistassi, ricevevo sempre lo scontrino…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gennaio 2012</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il concerto di Zucchero? Come al dancing…</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 13:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche sera fa ho assistito al concerto di Zucchero Sugar Fornaciari. Un gran bel concerto. L’avevo già visto nell’86, sempre qui a Rimini: allora, facevo parte dell’organizzazione dell’evento. In quell’occasione, Zucchero (era il periodo di “Solo una sana e consapevole &#8230; <a href="http://www.segnalideboli.it/?p=341">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche sera fa ho assistito al concerto di <strong>Zucchero Sugar Fornaciari</strong>.</p>
<p>Un gran bel concerto.</p>
<p>L’avevo già visto nell’86, sempre qui a Rimini: allora, facevo parte dell’organizzazione dell’evento.</p>
<p>In quell’occasione, Zucchero (era il periodo di “Solo una sana e consapevole libidine…”) divise il concerto con <strong>Joe Cocker</strong> e <strong>Miles Davis</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho voluto trovare il tempo di scrivere queste righe, perché nell’esibizione dell’altra sera ho notato diverse cose curiose, di cui una veramente strana, che però citerò alla fine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Provo a contestualizzare…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo impatto scenografico è stato molto affascinante.</p>
<p>Il palco è stato allestito come un grandissimo baule antico (forse una vecchia valigia) che si è aperto all’inizio, per poi chiudersi nel finale, con tanto di doppia mandata di chiavi.</p>
<p>La scenografia non è casuale: infatti ci azzecca un casino con quell’estetica bucolica che caratterizza il suo ultimo album.</p>
<p>Lui, Zucchero, l’abbiamo tutti visto in gran forma, oserei dire maturo, sia sul piano artistico che su quello umano.</p>
<p>La sensazione che ha dato è quella di un uomo in pace con sé stesso, che ha scoperto l’orgoglio ed il valore di ripescare nei ricordi più lontani ed intimi.</p>
<p>In alcuni tratti, sul piano musicale, è stato un po’ <strong>il Van Morrison italiano</strong>.</p>
<p>Poi, ogni tanto, veniva fuori <strong>il Joe Cocker in lui</strong>: quindi blues e funk alla sua maniera.</p>
<p>La band?</p>
<p>Formidabile, neanche dirlo, mai sopra le righe: in questo è stata molto Soul.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al concerto sono andato con Monica, ma senza Filippo: di questo eravamo entrambi dispiaciuti.</p>
<p>Però a fine concerto mi sono reso conto che invece di nostro figlio, avremmo soprattutto potuto pensare di portarci dietro mia madre e mia suocera: l’età media del pubblico era ben sopra i 45 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Grazie a quello che ho fatto nel corso degli anni 80, posso dire di avere una certa esperienza in fatto di concerti.</p>
<p>L’altra sera, però, ho visto qualcosa che definirei sconvolgente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il palasport di Rimini – sicuramente su indicazioni della produzione – aveva nel parterre attrezzato qualche migliaio di sedie.</p>
<p>Nella filosofia di Zucchero, il suo concerto probabilmente vuol far vivere la dimensione dell’Auditorium e non del consueto “tutti in piedi” dei palazzetti dello sport.</p>
<p>La cosa strana è che, appena Zucchero ha iniziato (verso il quinto/sesto brano) a &#8220;far girare&#8221; il basso funky ed il ritmo è salito, il pubblico del parterre ha cominciato ad alzarsi in piedi e ad abbandonare i posti a sedere per recarsi nel sotto palco (tra il palco e la prima fila erano stati lasciati liberi almeno 6 o 7 metri).</p>
<p>Beh, fin qui nulla di strano…</p>
<p>Ma appena Zucchero è tornato a suonare un brano a ritmo lento, il pubblico è ritornato a sedere.</p>
<p>E così è stato per sette/otto volte…</p>
<p>Sembrava di essere al dancing!</p>
<p>Avete presente?</p>
<p>C’è il momento degli “shake”, poi arrivano i lenti…</p>
<p>Poi tornano gli shake e poi di nuovo i lenti.</p>
<p>Nel nostro caso, tutti sotto il palco, poi tutti di ritorno alle proprie sedute.</p>
<p>E così il concerto è stato un continuo via-vai: sembrava <strong>un hully-gully nella più grande balera di Romagna</strong>.</p>
<p>Beh, io, una roba così, non l’avevo mai vista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma l’aspetto interessante è che tutto tornava&#8230;</p>
<p>Infatti nel parterre era disposto il pubblico più adulto (quelli più giovani erano sulle gradinate, dove il biglietto è meno caro) e sappiamo che stare in piedi quasi due ore per un concerto, per noi cinquantenni, è un bel sacrificio&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi viene in mente una statistica di qualche anno fa, dove uscì un dato incredibile…</p>
<p>Quell’estate, oltre il 60% delle band in tour europeo, erano composte da musicisti con un’età media di oltre 50 anni.</p>
<p>Parliamo di gente come Mick Jagger, Eric Clapton, Jeff Beck, John Mayall, Jan Anderson (Jetho Tull), Ritchie Blackmore (Deep Purple), Angus Young (AC-DC), David Byrne, Peter Gabriel, Robert Plant  ..</p>
<p>Questi “la mandano ancora alla grande” (come diciamo noi in Romagna) e quando suonano, non scherzano.</p>
<p>Sarebbe stato interessante avere anche il dato dell’età media del pubblico: forse sarebbe un elemento utile per gli organizzatori di concerti per poter magari offrire nuovi servizi per i loro potenziali clienti… di una certa età.</p>
<p>Vi immaginate? Oltre alla reserved area per le Groupies, alla zona per i fan e a quella per i portatori di handicap, al concerto magari degli AC-DC ormai sarà ora di pensare anche all’<strong>area pensionati</strong>.</p>
<p>D’altronde, se va avanti così, gli assoli di Angus Young ce li gusteremo finché lui campa.</p>
<p>Mi sembra fosse <strong><a href="http://www.tedpolhemus.com/main_homepage461.html">Ted Polhemus</a></strong>, il padre dello <strong>Street Style</strong>, che ad un convegno disse: &#8220;<em><strong>Un rocker sarà un rocker finché avrà 90 anni</strong></em>&#8220;.</p>
<p>Non a caso il marketing sta inventando nomi sempre nuovi per definire i &#8220;<strong><em>cinquantineigers</em></strong>&#8220;: d&#8217;altronde, il mercato ha bisogno di posizionare le merci &#8220;nei cassetti giusti&#8221;&#8230;</p>
<p>Sempre Ted Polhemus fece notare che il termine <strong>Teenager</strong>, negli anni 50, non lo hanno coniato i sociologi&#8230;</p>
<p>Indovinate chi?</p>
<p>Neanche dirlo, sempre il marketing.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2009 è uscito un pezzo meraviglioso di <strong>J-Ax</strong>: “<strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=38zAk_nWmnA&amp;ob=av2e">I vecchietti fanno Oh!</a></strong>”.</p>
<p>Nel brano ci sono spunti geniali su cosa succederà quando “<em><strong>la mia generazione arriverà all’età della pensione</strong></em>”.</p>
<p>Quindi J-Ax canta “dell’orchestra Casadei che suonerà i Green Day”, immagina che “avremo il guardaroba con ciò che va di moda”, che “organizzeremo gruppi da 30 per andare in Olanda con il pullman della parrocchia”, che “la mutua ci passerà i tatuaggi e i piercing”, etc.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma la strofa forse più importante cita:</p>
<p><strong><em>come si fa, </em></strong></p>
<p><strong><em>come si fa, </em></strong></p>
<p><strong><em>come si fa,</em></strong></p>
<p><strong><em>ad invecchiare senza maturità…</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bene, l’altra sera ho visto anch’io <strong>i vecchietti fare Oh</strong>, e quel tocco di immaturità non ha stonato affatto: mi ha dato, al contrario, un sacco di speranza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4 Dicembre 2011</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gozzano contro Ikea</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 10:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima volta &#8211; diversi anni fa &#8211; che mi sono recato all’<strong>Ikea</strong>, ho avuto bisogno di un traduttore.</p>
<p>Non tanto per i nomi degli articoli, che come sappiamo sono quasi tutti in lingua svedese, ma per la loro… filosofia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come prima sensazione d’impatto (era l’Ikea di Bologna), ho avvertito di avere a che fare con un concetto di <strong>ordine disordinato</strong>, che a me rimandava al <strong>casino totale</strong>.</p>
<p>Le proposte Ikea, infatti, sono finalizzate alla creazione di una casa vissuta, ovvero un habitat in cui è normale avere gente a dormire sui tuoi divani, dove i bambini ribaltano tutto, dove gli ospiti si svaccano in terra sui tuoi cuscini bianchi, dove le librerie sono a portate di mano dei tuoi ospiti più curiosi, dove la tua camera da letto è una dependance per gli amici più invadenti…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È un’estetica di vita incasinata, quella di Ikea e lo si evince anche dalle pagine dei suoi cataloghi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mia moglie mi ha aiutato a decifrare quel mondo.</p>
<p>E ho poi capito che quella era l’estetica che faceva per me e per noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma c’è di più: è facile che sia stata l’Ikea a condizionare in parte il mio modo di essere.</p>
<p>Posso affermare che Ikea mi ha insegnato a cosa serve una casa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Io non ero abituato così.</p>
<p>A casa della mia mamma e del mio babbo vivevo nel mondo di <strong>Guido Gozzano</strong>: ricordate <em><strong><a href="http://www.atuttascuola.it/biblioteca/guido_gozzano1.htm">le piccole cose di pessimo gusto</a></strong></em>?</p>
<p>Ovvero, tutto sempre a posto, lucidato, in sala le sedie ancora con il nylon e con i suppellettili disposti in fila.</p>
<p>L’ospite era un’eccezione e la sua presenza andava annunciata ed organizzata.</p>
<p>Nella casa dei miei, c’erano spazi vietati a noi bimbi e gli amichetti in casa erano visti come potenziali devastatori (anche i compagni di classe che avevano 10 in condotta).</p>
<p>Mi ricordo delle pattine, della cera per pavimenti e della lucidatrice, passata due volte al giorno…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi, casa mia e di Monica è un porto di mare e di questo sono orgoglioso.</p>
<p>Monica (anche in questo) ha migliorato la mia vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa considerazione su Ikea mi porta a mettere in fila un po’ di questioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma come…</p>
<p>Io ho sempre saputo che la Svezia e tutti gli altri paesi scandinavi fossero il regno del tutto preciso, pulito e niente fuori posto…</p>
<p>Come può essere che io, da Italiano, possa avvertire un senso di casino prodotto dagli Scandinavi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E, addirittura, ho notato un paradosso, che sintetizzerei così…</p>
<p>Noi italiani, a casa nostra pretendiamo che tutti sia in ordine, preciso e pulito, mentre all’esterno, le nostre strade, le nostre città spesso riflettono l’immagine opposta…</p>
<p>In Svezia, invece, le case sono un casino, mentre all’esterno i marciapiedi e le strade sono perfette, i giardini da sogno e le città ben urbanizzate, direi a dimensione d’uomo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È come se ci una corrispondenza inversa sul rapporto tra il privato e il pubblico.</p>
<p>Ovvero: quando la cosa è di tutti, per noi italiani è come se fosse di nessuno, mentre per gli svedesi, appunto perché è di tutti, non è possibile che ognuno possa fare i comodacci suoi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Strade incasinate con case ordinate, oppure salotti svaccati e città civili?</p>
<p>A ognuno la sua indole…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’altro giorno, Monica mi ha fatto notare sul web un’azienda danese che vende articoli per la casa e per l’esterno.</p>
<p>Si chiama <strong>Steel-Fuction</strong> e crea oggetti di design puntando sull’immaginario italiano.</p>
<p>Ad ogni articolo corrisponde il nome di una città italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ad esempio, la linea Capri riguarda piatti da portata per il pesce.</p>
<p>La linea Parma riguarda grattugie, mentre Milano ha che fare con ceramiche per il brunch.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è anche <strong>Rimini</strong>.</p>
<p>Indovinate a cosa è abbinata la mia città.</p>
<p>Andate a vedere… <a href="http://www.steel-function.dk/eng/Products/rimini/">http://www.steel-function.dk/eng/Products/rimini/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Conoscendo gli scandinavi, interpreto la cosa positivamente.</p>
<p>Però sono un attimo in difficoltà: chi mi aiuta a capire quale può essere stato il loro passaggio creativo?</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>29 Novembre 2011</p>
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		<title>Super Mario e gli elettricisti a Hollywood</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 18:19:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’informazione è una bestia incontrollabile. Super Mario Monti in pochissime giorni (addirittura ore) è diventato uno degli italiani più conosciuti nel mondo. Attorno a lui si è creata un’aurea particolare. Oserei dire che quando appare in televisione, si faccia fatica &#8230; <a href="http://www.segnalideboli.it/?p=328">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’informazione è una bestia incontrollabile.</p>
<p>Super Mario Monti in pochissime giorni (addirittura ore) è diventato uno degli italiani più conosciuti nel mondo.</p>
<p>Attorno a lui si è creata un’aurea particolare.</p>
<p>Oserei dire che quando appare in televisione, si faccia fatica a cambiare canale.</p>
<p>Sarebbe interessante capire cosa ci strega in lui.</p>
<p>Azzarderei un’ipotesi: forse ogni volta ci aspettiamo, come per le estrazioni del Super Enalotto, che ci tiri fuori dal sacchetto il numero vincente…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Comunque Super Mario sta contribuendo, consapevolmente o meno, anche a modificare la percezione che si ha degli Italiani.</p>
<p>Per raccontare (soprattutto a me stesso) chi siamo veramente noi Italiani, mi faccio sempre venire in mente<strong> la leggenda degli elettricisti a Hollywood</strong>…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando una troupe gira un film, si ha a che fare con programmazione rigorosa e precisa organizzazione, che puntualmente vengono ostacolate dai più banali ed impensabili imprevisti.</p>
<p>Della serie, non succede solo nei set di <strong>Boris</strong>…</p>
<p>Spesso gli imprevisti hanno a che fare con gli allacciamenti di corrente, l’impossibilità di utilizzare generatori, passaggio di cavi, etc.</p>
<p>Per questo motivo, la leggenda hollywoodiana ci riporta che in ogni set che si rispetti, l’elettricista deve per forza essere un italiano.</p>
<p>È un po’ come nelle <strong>dot.com</strong> americane, dove se non c’è un programmatore di Bangalore, sei out…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bene, c’è da chiedersi perché.</p>
<p>La motivazione è semplice: l’operatività di un set non può fermarsi per alcun motivo, quindi la corrente elettrica deve per forza arrivare, attraverso qualunque escamotage creativo, improvvisato, geniale, furbo, illegale…</p>
<p>E, noi italiani, queste caratteristiche le abbiamo tutte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bene, a guardare Monti, un elettricista italiano forse non lo richiederesti più.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quello che richiama Monti è il rigore.</p>
<p>Ed il rigore di Monti ha l’aria di avere a che fare con il piano etico.</p>
<p>E non può essere altrimenti.</p>
<p>Il messaggio che sta passando è che il rigore di Super Mario sia il più efficace <strong>humus</strong> per raggiungere un altro degli obiettivi primari del nostro governo: <strong>la crescita</strong>.</p>
<p>È dimostrato che il rigore di facciata non è in grado di portare risultati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questo punto, si presenta un tema forte: <strong>il rapporto tra crescita e sviluppo</strong>.</p>
<p>Ma attenzione: <strong>crescita e sviluppo non sono affatto due sinonimi</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A parere di tanti, per come sta andando il mondo, appare verosimile che la crescita quantitativa sia da mettere in secondo piano rispetto a quella qualitativa.</p>
<p>Già da tempo si è cominciato a parlare di <strong>PIQ</strong> (Prodotto Interno di Qualità) invece di PIL: tant’è che ne sto parlando pure io&#8230;.</p>
<p>Quindi la domanda è: può esistere sviluppo senza crescita?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Forse siamo al Nitty Gritty, il cosiddetto nocciolo della questione.</p>
<p>Dico la mia…</p>
<p>Solo attraverso un approccio etico (quindi trasparente, responsabile e sufficientemente altruista) può esistere sviluppo senza crescita.</p>
<p>Tutto questo ha a che fare con la maturità.</p>
<p>Basterebbe essere consapevoli che troppo spesso abbiamo già quello che acquistiamo.</p>
<p>Lo sappiamo tutti che il nostro consumo, mai di rado sprecone e irresponsabile, è a volte la risposta alla necessità di colmare i vuoti della nostra testa e del nostro animo.</p>
<p>Ma se noi frenassimo veramente, che succederebbe?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Già oggi siamo al punto che se non riempiamo un carrello della spesa ogni settimana, se non acquistiamo un auto ogni 3 anni, se non facciamo 2 vacanze all’anno, se non rinnoviamo l’armadio ogni stagione, se non ci facciamo un regalino ogni settimana, l’economia crolla.</p>
<p>Ed infatti è crollata…</p>
<p>Tutte le volte che vedo nelle varie città tutti quei negozi di scarpe, la domanda che mi pongo è sempre quella: ma le devono vendere tutte?</p>
<p>Boh…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si dice sempre: dobbiamo fare tutti un passo indietro.</p>
<p>Mezzo passo l’abbiamo fatto e lo stiamo facendo, perché siamo stati costretti dalla contingenza.</p>
<p>L’altro mezzo lo dovremmo fare nel momento in cui acquisiremo maturità e responsabilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è facile immaginare lo scenario futuro, ma è chiaro che i nostri standard saranno diversi.</p>
<p>E proprio per questo, sono in molti a intravvedere un mondo migliore rispetto a prima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>PS. Sul tema sviluppo e crescita, vi consiglio questo link: <a href="http://www.utopie.it/sviluppo_umano/crescita_e_sviluppo.htm" target="_blank">http://www.utopie.it/sviluppo_umano/crescita_e_sviluppo.htm</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>24 Novembre 2011</p>
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		<title>L&#8217;inatteso</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 09:05:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dobbiamo fare i conti con l&#8217;inatteso. Avvertiamo il bisogno di inatteso, sia nella politica, sia nell&#8217;economia, sia nell&#8217;amore. Sia nel bene che nel male. L&#8217;ha detto il grande Wayne Shorter, uno dei padri del jazz contemporaneo, in un&#8217;intervista su La &#8230; <a href="http://www.segnalideboli.it/?p=313">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dobbiamo fare i conti con l&#8217;<strong>inatteso</strong>.</p>
<p>Avvertiamo il bisogno di inatteso, sia nella politica, sia nell&#8217;economia, sia nell&#8217;amore.</p>
<p>Sia nel bene che nel male.</p>
<p>L&#8217;ha detto il grande Wayne Shorter, uno dei padri del jazz contemporaneo, in un&#8217;intervista su La Repubblica.</p>
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		<title>Essere di moda</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 08:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier</dc:creator>
				<category><![CDATA[appunti]]></category>

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		<description><![CDATA[Essere di moda, nei decenni precedenti, significava seguire una moda. Negli anni 80 è successa una mezza rivoluzione: abbiamo imparato ad utilizzare uno stile. Ovvero, invece che seguire una moda, andava di moda seguire uno stile. Tant&#8217;è che dagli anni &#8230; <a href="http://www.segnalideboli.it/?p=311">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Essere di moda, nei decenni precedenti, significava seguire una moda.</p>
<p>Negli anni 80 è successa una mezza rivoluzione: abbiamo imparato ad utilizzare uno stile.</p>
<p>Ovvero, invece che seguire una moda, andava di moda seguire uno stile.</p>
<p>Tant&#8217;è che dagli anni 80 in poi, sono tante le mode che vanno di moda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PS. Tra qualche giorno rileggerò quanto ho scritto per vedere se lo capirò ancora.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Insoddisfazione</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 08:55:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier</dc:creator>
				<category><![CDATA[appunti]]></category>

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		<description><![CDATA[Al contrario di altri periodi storici, credo che i soggetti più insoddisfatti, oggi, non siano i giovani, ma gli adulti. A guardare in giro, almeno sembra così&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al contrario di altri periodi storici, credo che i soggetti più insoddisfatti, oggi, non siano i giovani, ma gli adulti.</p>
<p>A guardare in giro, almeno sembra così&#8230;</p>
<p><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.segnalideboli.it%2F%3Fp%3D309&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:21px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.segnalideboli.it%2F%3Fp%3D309&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:21px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.segnalideboli.it%2F%3Fp%3D309&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.segnalideboli.it%2F%3Fp%3D309&amp;count=none&amp;text=Insoddisfazione" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:55px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.segnalideboli.it%2F%3Fp%3D309&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.segnalideboli.it%2F%3Fp%3D309&amp;count=none&amp;text=Insoddisfazione" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:55px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/fastbutton?url=http%3A%2F%2Fwww.segnalideboli.it%2F%3Fp%3D309&amp;size=medium&amp;count=false" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:32px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/fastbutton?url=http%3A%2F%2Fwww.segnalideboli.it%2F%3Fp%3D309&amp;size=medium&amp;count=false" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:32px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><a class="a2a_button_email" href="http://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.segnalideboli.it%2F%3Fp%3D309&amp;linkname=Insoddisfazione" title="Email" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.segnalideboli.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/email.png" width="16" height="16" alt="Email"/></a><a class="a2a_button_wordpress" href="http://www.addtoany.com/add_to/wordpress?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.segnalideboli.it%2F%3Fp%3D309&amp;linkname=Insoddisfazione" title="WordPress" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.segnalideboli.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/wordpress.png" width="16" height="16" alt="WordPress"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.segnalideboli.it%2F%3Fp%3D309&amp;title=Insoddisfazione" id="wpa2a_20"><img src="http://www.segnalideboli.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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