Bollywood

Leggere i segnali deboli del mondo spesso presuppone una ricerca, a volte anche impegnativa.
Per qualcuno è una professione, per altri un’abitudine.
Comunque sia, è sempre affascinante acquisire elementi capaci di ricondurre a possibili futuri trend e comportamenti.

Spesso è successo che spulciando in qualche rivista alternativa prodotta da un centro sociale, in un biglietto pubblicitario di un techno raduno illegale, o in un catalogo di una galleria off, si riescano a cogliere avvertimenti, stimoli, addirittura rivoluzioni.
A volte succede leggendo The Face, Wired, I-D, Virus, Wallpaper…
A volte andando a vedere i film dei Vanzina…

E’ di pochi giorni fa la notizia che i fratelli Vanzina gireranno (o stanno girando) a Bombay le riprese per il prossimo loro film di Natale.
Anche se non è certo un segnale importante, però aiuta abbastanza a pensare che anche da noi si ufficializzerà la moda del gusto Bollywood.

Nato qualche anno fa in Inghilterra, Bollywood è uno stile che ha saputo coniugare l’amore del kitsch con il “viaggio” dell’etnico.

Il nome Bollywood è nato per sottolineare la grande vocazione cinematografica della metropoli indiana (indiscussa leader mondiale per la produzione di film e per il numero di sale).
Conseguentemente questo termine è stato anche preso in prestito per rappresentare la contaminazione tra il kitsch e l’iconografia indiana.

Ad anticipare tutti ci aveva pensato 5 anni fa la Diesel che aveva puntato su Bollywood per la sua campagna sulle tv e sui magazine di tutto il mondo (ricordate l’Elvis cicciotto made in Bombay?).
Lo scorso anno la Peugeot 206 ha dato il meglio di sè con uno spot che ricorderemo a lungo (il tipo che quasi demolisce la sua auto per trasformarla come la Peugeot che ha visto nella pubblicità) .

Oggi molti ragazzi ascoltano e ballano suoni indiani campionati su potenti basi ritmiche, e qualche pezzo è già una hit da diversi mesi.
A Londra il fenomeno è esploso in maniera significativa poco più di 3 anni fa e si poteva toccare con mano nelle vetrine di mille negozi (abbigliamento, dischi, arredo, design, …) e nelle copertine di molte riviste.

In Italia Bollywood viene vissuto “in maniera inconsapevole”.
Si ascoltano quei suoni e a volte appare quel gusto grafico (in qualche magazine, in alcuni inviti di discoteche house, negli station break di MTV, in qualche pubblicità di negozi di abbigliamento) ma il termine Bollywood non esce, o esce poco.
Nulla di male.
Probabilmente quando uscirà il film dei Vanzina, di Bollywood se ne parlerà fin troppo.
Probabilmente.
Rimarrà da riflettere sui meccanismi con cui amiamo a volte ufficializzare le mode.
In questo caso, da The Face si sarà passati direttamente ai Vanzina.
Con una serie di passaggi intermedi, che magari hanno avuto il merito di mostrare uno stile, ma senza dargli un nome e un’ufficialità (leggi massificazione).
C’è da dire che i passaggi intermedi non sono più quelli di una volta.
Ad esempio, una nuova sigla di Zelig in chiave Bollywood sarebbe stata un’altra cosa.
Ma questo è un discorso di sinistra 😉
Stesso discorso per chi spera che a Bombay i Vanzina ci facciano tutt’altro.

Rimini, 14 luglio 2003

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